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Il modo migliore per far imparare ad usare il computer ai bambini è dargliene uno e lasciarli fare.
Già all’età di 3 anni i bambini sono infatti in grado di apprendere molto velocemente ad usare il mouse e le logiche dei programmi.
Certo: vanno guidati almeno per evitare che maltrattino fisicamente e danneggino con colpi o facendolo cadere il nostro computer, ma questo lo si ottiene anche solo standolgi vicino mentre fanno esperienza con questa nuova macchina.
Per facilitare loro il compito ed al contempo salvaguardare i nostri dati da cancellazioni accidentali, la soluzione migliore è quella di recuperare un sistema operativo isolato, dedicato al nostro bambino e installato “live”. Installato cioè su una chiavetta USB e in grado di partire in autonomia. Per i bambini più piccoli sceglieremo un’installazione non persistente, cioè che ogni volta che si spegne non mantiene nessuna delle modifiche che sono state apportate.
Quale sistema possiamo scegliere?
La cosa più comoda è utilizzare una distribuzione Linux destinata ai bambini (Linux for kids), per esempio Qimo.
Tramite il programma gratuito Universal USB Installer possiamo nel giro di pochi minuti e con un solo click creare la chiavetta.
Il computer va configurato in modo da partire dalla chiavetta, se presente. Questo lo si fa tramite il BIOS, ma per i computer più nuovi questa è già la configurazione di fabbrica.
A questo punto, spegnendo il computer e riaccendednolo con la chiavetta inserita, si avvia con Qimo.
L’interfaccia che appare è così intuitiva che basteranno pochissimi minuti per vedere il nostro bambino “lavorare” al computer. Nel giro di pochi giorni sarà lui ad insegnarci ad utilizzare il programma di grafica e altri dei programmi che sono presenti nella chiavetta
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Si guadagna davvero con Tradedoubler?
Per rispondere a questa domanda ed evitare che qualcuno mi quereli, mi limito a raccontare la mia storia.
Ritengo facile trarre le conclusioni, ma probabilmente lo è per me che sono fresco di questa esperienza.
Dopo aver attivato l’account, ho fatto domanda per partecipare ad alcune campagne ed ho inserito i banner sul sito.
Il pannello di controllo offre una visualizzazione in cui si possono monitorare le impression, i click e le vendite che vengono riconosciute.
Circa un paio di anni fa, dopo più di un anno che il banner era pubblicato su diversi siti, ricevo il primo pagamento di 70 euro (soglia minima per essere pagati).
Adesso sono passati due anni e il bilancio del conto è fermo da tutto questo periodo. Allora decido di verificare se funziona.
Sfrutto in prima persona, dovendo acquistare uno dei servizi pubblicati.
Dopo l’acquisto verifico sul pannello di controllo, vedo il click ma non la vendita. Lascio passare alcuni giorni per consentire l’accredito, ma niente.
Allora chiedo ad un amico di “passare” dal sito per effettuare il suo acquisto. Vedo il click, ma ancora una volta… nessun accredito.
Coincidenza? Problemi con la campagna in questione?
Prendo un altro amico e gli chiedo il favore di passare da me, ma questa volta per una campagna diversa. Indovinate…? Niente! Al solito vedo il click, ma il saldo del conto non si schioda.
Dopotutto il meccanismo su cui si basa non permette di effettuare nessuna verifica: io conosco il numero di visualizzazioni delle pagine grazie al modulo statistiche di WordPress, ma il resto e demandato alla fiducia che si deve avere nell’intermediario pubblicitario. Nel mio caso la fiducia nei confronti di Tradedoubler si è azzerata. Ho capito perchè è da due anni che non si muove…. e allora perchè offrire la pubblicazione degli annunci senza eesere pagati?
Io ho tolto tutto!
Spero di aver offerto qualche spunto di riflessione a chi è indeciso se attivare o meno l’account o a chi ha il mio stesso dubbio non vedendo crescere il saldo del conto.
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Parliamo qui del segreto per ottenere risultati impeccabili nei nostri lavori.
Sono molti a fermarsi prima di iniziare, spaventati dell’imprecisione del lavoro e di buttare via solo tempo e soldi.
Non si applica solo al fai da te, ma a tutto quello che si fa.
Sono due gli ingredienti per fare bene: passione e capire ciò che si fa.
Sì: il segreto non è nella costanza, nell’impegno, nella precisione, ma nell’amore con cui si fanno le cose.
La passione, quel desiderio forte di voler fare per il risultato, per qualcuno o per qualsiasi altro motivo ci porta inevitabilmente a non arrenderci alle difficoltà, ad avere realmente voglia di fare.
Non bisogno approcciare i lavori (soprattutto se sono il nostro hobby) come “un’altra cosa da fare e in fretta!”. Questo è il modo migliore per attirarsi tutti gli errori e difetti, per essere scoraggiati ad ogni difficoltà… e ce ne saranno certamente molte.
Quel desiderio di fare il lavoro che ci porta a costruire centinaia di volte nella nostra testa, affrontando già mentalmente tutti i passi dell’impresa nei giorni precedenti ci aiuta anche a portare avanti un obiettivo con innalzamento della motivazione generale.
Dobbiamo apprendere dai bambini e adottare lo stesso entusiasmo con cui fanno qualsiasi cosa. Affrontare il lavoro come un gioco con cui ci divertiamo. Da dove altro potrebbe venire la voglia?
Capire esattamente quello che si fa. Questo è il solo altro trucco per fare bene. Se abbiamo compreso le ragioni, le meccaniche che stanno alla base della nostra impresa, possiamo rendere il lavoro un nostro lavoro e non il ricopiare una ricetta senza usare la testa.
Ripetere a pappagallo porta a dimenticarci le cose. Capire ci aiuta a trovare rimedi quando commettiamo errori, non abbiamo gli attrezzi giusti o siamo in difficoltà.
Adesso che hai letto, prima di chiudere la pagina con tutti i commenti negativi che ti vengono in testa, prova a pensarci: non esistono altri modi per fare bene!
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Quando conviene far riparare una lavatrice, lavastoviglie o frigorifero? Pochi calcoli per prendere una decisione oggettiva e capire se conviene chiamare il tecnico o acquistare un elettrodomestico nuovo.
Purtroppo ad un certo punto anche gli elettrodomestici delle migliori marche si guastano. Non arrabbiamoci: capita sempre quando ci servono. Per forza! Solo mentre usiamo una cosa possiamo accorgerci che non funziona.
E allora conviene chiamare il famoso tecnico che esce e ci ripara il guasto?
Vediamo allora di fare qualche considerazione.
Partiamo dalla vita media degli elettrodomestici: un frigorifero ha una vita di 15 anni, lavatrice di 12 e lavastoviglie di 10 (i dati provengono da ricerche eseguite grazie ai maggiori produttori di elettrodomestici).
Apro un volantino di un distributore di elettrodomestici e vedo che un buon frigorifero costa dai 350 euro in su, lavatrice 350 e lavastoviglie 250 (esistono anche prodotti molto più economici, ma potrebbero avere una vita molto inferiore alla vita media).
Questo significa che ciascun elettrodomestico ha un costo annuo di: Frigorifero 25 euro, lavatrice 30 e lavastoviglie 25 euro.
La risposta sta arrivando: un tecnico, compreso il costo dell’uscita, ci garantisce una riparazione che costi meno dei valori appena visti? Dobbiamo anche considerare che solitamente quando un grande elettrodomestico inizia a guastarsi, la frequenza dei guasti aumenta, quindi una riparazione ha una durata di uno o due anni.
Questa la risposta sui valori medi. Possiamo eseguire un calcolo preciso sul nostro caso reale: prezzo elettrodomestico diviso il numero di anni di vita. Siccome una riparazione costa difficilmente meno di 50 euro, utilizziamo questo numero come confine per prendere una decisione.
Il consiglio migliore è comunque quello di prendersi cura il più possibile dei nostri elettrodomestici:
Anche sul prodotto che acquistiamo: cerchiamo qualcosa che abbia una robustezza tale da avvicinarsi o superare la vita media. Se paghiamo qualcosa di più, ma ricevendo un uon prodotto, ne vale certamente la pena. Oggi con i finanziamenti che ci sono, non sono certo 100 euro che ci spingono a comprare un prodotto che rischia di durare cinque anni invece che 10!
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Dopo aver visto come ritagliare gli stencil da soli, sono arrivate moltissime richieste di informazioni su come sia possibile realizzare in casa anche i disegni partendo da una foto.
In effetti non è sempre facile disporre di un modello da ricalcare già pronto per quello che vogliamo realizzare.
Vedremo allora come partendo da una qualsiasi fotografia e con l’utilizzo esclusivo di software gratuito (Gimp nell’esempio mostrato) sia possibile ottenere lo stencil.
L’obiettivo è quello di prendere l’immagine e trasformarla in bianco e nero. Non la scala di grigio a cui siamo abituati quando pensiamo ad un’immagine in bianco e nero, ma costituita solo dai due colori.
Questo perchè la tecnica dello stencil prevede un colore su sfondo. La maschera che realizziamo dovrà quindi permettere di depositare il colore in corrispondenza del nero.
La prima cosa è la scelta dell’immagine. Si deve prestare ad essere trasformata in due colori e non dimentichiamo che dovremo ritagliare i contorni, quindi la semplicità aiuta.
Creiamo un nuovo file con la selezione del particolare che ci interessa e tramite lo strumento bacchetta magica la scontorniamo cancellando quanto esterno all’immagine.
Vanno rimossi i colori. Tool->color tools->Colorize e portiamo entrambi saturazione e colore (saturation e hue) a zero. Sistemiamo poi la luminosità
Passo successivo è quello di lavorare sul contrasto (Tools->Color Tools->Brightness-Contrast).
A questo punto impostiamo la soglia che dividerà il bianco dal nero (Tools->Color Tools->Threshold) per arrivare al disegno finale.
Dopo aver stampato l’immagine si procede al taglio.
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Non parliamo di ricette, ma di tecnica. Tutte le ricette sono infatti variazioni o specializzazioni delle tecniche primarie: scelta del mix di ingredienti, piccole variazioni e scelta del taglio di carne creano il piatto, ma alla base c’è sempre lo stesso procedimento che è ciò che garantisce la riuscita o meno del piatto.
La tecnica va infatti appresa ed assimilata prima di accingersi a copiare mnemonicamente delle ricette. In questo modo (solo comprendendo esattamente come funzionano le cose) è decisamente molto più diffcile essere soggetti ad errori: non dobbiamo ricordare una sequenza, ma sappiamo esattamente che cosa stiamo facendo.
Parliamo ora di carne e vediamo quali sono le tecniche per ottenre gustose pietanze.
Le tecniche che vediamo si basano su come gestire sapori e succhi della carne stessa e degli ingredienti con cui questa deve scambiare gli aromi.
I tempi devono essere rispettati per evitare di ottenere carne cruda o troppo asciutta e stopposa.
Se in generale vogliamo che la carne mantenga i suoi succhi e sapori, la prima fase della cottura deve prevedere un impatto violento con il calore. Questo provocherà la chiusura superficiale di tutti i pori. Successivamente si prosegue con la cottura fornendo calore per la cottura.
Se invece la nostra intenzione è quella di ottenere all’esterno gli aromi della carne, la cottura deve essere graduale.
Gli esempi sono gli arrosti per cui si inizia a rosolare la superficie e si prosegue lentamente, il bollito che prevede l’immersione della carne in acqua bollente o il lesso che ci da un ottimo brodo immergendo la carne nell’acqua ancora fredda.
Passiamo ai dettagli.
Arrosto.
Già dall’esempio di poco fa si evince la tecnica in toto: sigillare la superficie e proseguire a cottura lenta.
Molto importante tenere l’arrosto almeno due ore a riposo prima di tagliarlo.
La scelta del recipiente di cottura è determinante: deve essere abbastanza grande da contenere il pezzo di carne far defluire il vapore prodotto. Una volta all’unterno deve esserci uno spazio di circa cinque centimentri tutt’intorno. Spazio minore avvicina troppo il vapore al pezzo di carne che viene quindi cotto al vapore e quasi lessato.
Un recipiente troppo grosso crea una superficie troppo ampia su cui si depositano i liquidi che tendono quindi a bruciare in poco tempo.
Si mettono i grassi di cottura sul fondo e solo quando questi sono bollenti si immerge il pezzo di carne per rosolarlo su tutti i lati.
Si aggiungono erbe e spezie sopra la carne (sono piccoli pezzi che se vanno sul fondo tendono a bruciarsi)
Si prosegue la cottura a fuoco lento con coperchio. Ci vogliono circa 40minuti/un’ora per chilo di vitellone e la metà per il vitello.
Il sale si mette verso la fine della cottura. Questo è un suggerimento comune: il sale tende ad assorbire l’umidità. Se messo sulla carne cruda la asciuga rendendola secca e poco saporita.
Il forno sostituisce la fase a cottura lenta del metodo precedente: dopo averla rosolata la si mette nel forno che deve essere già in temperatura.
Il contenitore va lasciato aperto per questo motivo è necessario bagnare di tanto in tanto il pezzo di carne, magari con lo stesso sugo fuoriuscito e raccolto nel contenitore.
A seconda delle ricette e dal pezzo scelto la temperatura può variare da 150 a 250 gradi
La carne va marinata e infilata sullo spiedo. Dapprima si utilizza fiamma alta, si prosegue poi più dolcemente.
La cottura è uniforme ed il gusto superlativo.
Si utilizza per carne affettata o in piccole dimensioni (spiedini, fettine, nodini, costate, …)
La fonte di calore deve essere senza fuoco. Si utilizza solitamente la carbonella dopo che questa ha finito di bruciare.
La griglia deve essere già in temperatura e la carne va girata una sola volta (la gestione dei tempi è fonadamentale). Si sal come sempre solo alla fine.
La carne viene cotta a fiamma alta. Si gira la fetta qualche volta e si possono sciogliere i grassi di cottura prima di mettere la carne (opzionale)
La carne va generalmente marinata e mesaa sulla piastra che deve essere già molto calda. Pe uniformare la cottura va girata qualche volta facendo attenzione a non tagliare la superficie.
Per immersione
Si immerge la carne in brodo già bollente insaporito con erbe e verdure.
Importante che il livello del liquido sia sempre tale da coprire interamente la carne e che il bollore non sia eccessivo.
Il tempo totale si aggira intorno alle tre ore
Acqua fredda con carne, spezie e ortaggi portata ad ebollizione. Stessi accorgimenti che in precedenza
Il sale va aggiunto solo dopo che l’acqua bolle
In umido
La carne viene marinata per tempi molto lunghi (anche diversi giorni), poi rosolata a fuoco alto fino a completa formazione della crosta.
Si aggiungono le verdure e i sapori e la carne viene cotta per diverse ore (da 3 a 6) con il coperchio, bagnandola ogni tanto.
La carne va tagliata in pezzetti piccoli, infarinata e rosolata.
Va poi proseguita la cottura coprendola con brodo o altro liquido e le varie verdure.
Anche in questo caso cottura lenta e coperchio
Frittura
La carne (molto adatte le frattaglie) va impanata o infarinata e immersa nell’olio bollente fino a che non raggiunge il colore dorato.
L’olio deve essere già bollente al momento dell’immersione e si deve friggere senza coperchio.
La carne va poi appoggiata su carta assorbente (ottima anche quella dei sacchetti di carta per alimenti) non adatto il rotolo di carta da cucina che tende a ricedere l’olio dopo averlo assorbito.
La salatura va fatta dopo la cottura.
Al vapore
Si adatta a tagli molto magri e consiste nell’esposizione prolungata della carne a vapore d’acqua. Esistono pentole apposite per agevolare la cottura. In alternativa si può utilizzare uno scolapasta in metallo.
Non tutti sanno che è basso lo sforzo da sostenere per accorciare significativamente la durata del mutuo.
Vediamo allora come possiamo pianificare un’estinzione anticipata del mutuo con un conseguente alleggerimento del fardello che grava sulla nostra tranquillità.
Il tutto si basa su delle microestinzioni anticipate, frazionate negli anni, che servono per diminuire il debito residuo, in pratica sbilanciando la distribuzione della rata aumentando la quota capitale, ottenendo una bassa incidenza della quota di interessi.
Ormai la normativa prevede che le commissioni di estinzione anticipata vengano azzerate, quindi questa operazione non presenta costi zggiuntivi.
Unico requisito è quello di riuscire ad accantonare una quota minima per l’estinzione. Purtroppo si leggono di molti casi di famiglie che chiudono il bilancio mensile a zero o addirittura peggio.
I conti che vengono mostrati qui mostrano come con 100 euro al mese si ottengono grandi risultati.
Utilizziamo un esempio pratico per descrivere il procedimento. I numeri utilizzati sono quelli della media: ipotiziamo un mutuo di 25 anni al 5% per un importo di 150.000 euro, che porta ad avere una rata mensile di 877 euro.
Se accantoniamo 100 euro al mese con qualche piccolo sacrificio, possiamo recarci in banca alla fine dell’anno con 1200 euro e chiediamo una estinzione anticipata parziale del mutuo. Questa è un’operazione senza costi che ci abbassa il capitale residuo di 1200 euro, portando le rate ad un importo inferiore (870 euro).
Alla fine dell’anno successivo facciamo la stessa cosa, ma se siamo stati bravi, ai 1200 euro possiamo aggiungere tutto quello che abbiamo risparmiato dalle rate più basse (84 euro nel nostro caso)
Nella tabella a fianco si vede la progressione negli anni della riduzione che stiamo operando.
La colonna Rata indica l’importo della rata del mutuo e decresce negli anni.
La colonna 12 rate riporta semplicemente la somma delle rate di tutto l’anno.
L’ultima colonna riporta la somma tra i 1200 euro ed il risparmio nell’anno sulla rata rispetto all’importo iniziale.
Come si vede dai numeri, si parte con importi molto bassi (quasi ridicoli di 84 euro all’anno) per arrivare a valori importanti, che ci portano ad un accorciamento del mutuo di 4 anni e mezzo.
Non solo: il costo totale, quello cioè che avremo pagato alla fine del mutuo sommando gli interessi, sarà notevolmente inferiore. Per questo motivo la Banca non sarà contenta dell’operazione e cercherà di sconsigliarcela, suggerendoci investimenti alternativi.
Senza riportare la tabella con lo stesso dettaglio, se invece di 100, risparmiamo 150 euro al mese, il mutuo si accorcia di 6 anni.
Con la stessa logica si possono fare anche altre operazioni. Se per esempio abbiamo una piccola somma che vogliamo investire, possiamo utilizzarla per un’estinzione parziale: è come investirla ed avere una rendita pari agli interessi del mutuo.
In conclusione possiamo considerare che operazioni che potremmo considerare poco rilevanti rispetto alle cifre in gioco hanno impatti importanti, per cui non ha senso scartarle a priori.
Il consiglio finale va a chi ha scelto il tasso variabile, adesso che i tassi stanno risalendo: se c’è l’intenzione, non indugiate oltre!
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Quando una salsa viene troppo liquida, si sa, si deve aggiungere un cucchiaio di farina per renderla più densa.
Questo è quanto troviamo in tutte le ricette, riviste o libri di cucina.
Il punto però è che mettere il cucchiaio di farina nel sughetto che si sta preparando causa l’immediata formazione di grumi fastidiosissimi e impossibili da eliminare
Come si deve fare, allora, per aggiungere la farina nel modo corretto?
Esistono due metodi diversi.
Il primo consiste nell’aggiunta di una noce di burro infarinata che faremo sciogliere nella salsa. Questo va molto bene soprattutto se, assaggiando, ci rendiamo conto che la salsa è troppo saporita.
Il metodo tradizionale è quello di sciogliere un cucchiaio di farina in un po’ di acqua fredda (evita la formazione di grumi). Utilizzare un bicchiere pulito.
Dopo aver sciolto la farina vanno aggiunti alcuni cucchiai del sugo e mescolare. Versare poi il tutto nel tegame dove si sta cuocendo la salsa e mescolare bene e continuare la cottura per qualche minuto. Il risultato è garantito.
La maizena può sostituire la farina con lo stesso effetto, ma con un risultato più delicato e leggero.
Per completare il post viene qui inserita la ricetta per una salsa indicata per accompagnare l’arrosto, ideale da preparare a parte.
Rosolare un dado in un po’ di olio e burro. Aggiungere un po’ d’acqua e dopo un paio di minuti poca salsa di soia.
A questo punto restringere con un po’ di farina aggiunta come descritto sopra e la salsa è pronta.
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L’ombra degli alberi non è sempre l’ideale per la carrozzeria della macchina. Ce ne sono infatti molti che gocciolano resina o linfa che macchia la carrozzeria.
Si tratta di macchie molto difficili da rimuovere che possono anche rovinare la vernice.
Sono molti i metodi suggeriti per rimuoverli, il più diffuso è l’olio di oliva, ma questo crea spesso (dipende da quanto sono “stagionate” le macchie) degli aloni nella vernice.
Oltre che dal tipo di resina e da quanto è asciugata, la differenza di comportamento dipende dal tipo di vernice trasparente abbiamo sulla nostra carrozzeria. Ci sono quelle poliuretaniche, acriliche o le più recenti ad acqua.
Il metodo più adattabile ai vari tipi di vernice è quello d utilizzare la pasta abrasiva data con un panno bagnato con un po’ di benzina o gasolio.
Provare per credere: economico ed efficace.
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Come si fanno le bolle di sapone?
Il liquido per le bolle di sapone lo si può preparare in casa a costi molto bassi e con risultati sorprendenti.
Ci servono Acqua, sapone liquido per lavare i piatti (il più concentrato possibile) e glicerina.
Il rapporto in volume tra i 3 componenti è di: 12-1-0,3 (oppure 36-3-1).
Il sapone è quello classico verde. Dobbiamo prenderene uno concentrato, solitamente costano di più.
La glicerina la troviamo in farmacia. Per non pagarla uno sproposito, spieghiamo alla farmacista che cosa ci dobbiamo fare e ci procurerà quella economica (5 euro al litro).
I tra componenti vanno miscelati molto bene.
Il liquido ottenuto deve essere fatto riposare per qualche giorno, altrimenti le bolle si spaccano subito.
A questo punto possiamo utilizzare il liquido per ricaricare un vasetto esaurito, oppure fare delle bolle utilizzando una corda o un filo di ferro chiuso ad anello per raccogliere il sapone e poi soffiare o muoverlo e staccare le bolle.
Il risultato è garantito
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