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Chi lavora il legno anche per hobby non può fare a meno di un banco per fresare con precisione.
Il principio è quello di invertire l’uso della fresatrice portatile: La fresatrice è fissa e si fa traslare il pezzo da lavorare.
La maggior precisione è data dal fatto che il pezzo di legno da fresare viene fatto muovere lungo una guida che, bloccata al tavolo, mantiene costante la distanza dalla fresa che ruota.
La fresatrice è fissa, in questo modo non ci sono inclinazioni che variano, nè le classiche imperfezioni date dal muovere l’utensile.
Realizzare un banco fresa non è un progetto particolarmente complesso dal punto di vista tecnico, va solo tenuto conto di alcune caratteristiche fondamentali, finalizzate principalmente alla comodità durante l’uso.
Per pima cosa non può mancare il sistema di sollevamento verticale. Il foro presente sulla piastra permette di spostare in alto e in basso la fresatrice, regolando di fatto l’altezza della fresa.
Per la realizzazione ho utilizzato una barra filettata da 8mminscatolata permantenerla fissa.
A questa viene avvitata una bussola, che altro non è se non un dado lungo.
Un foro sul centro di una faccia della bussola nel quale creo il filetto, permette di fissare questa ad una squadra di acciaio.
La molla presente nella fresatrce spinge questa verso il basso, facendo lavorare il carrello solo per quanto riguarda il solevamento e liberando il movimento naturale per l’abbassamento.
Qui di fianco si vede un particolare della barra filettata.
Per facilitare il movimento la barra è stata cosparsa di grasso
La squadra d’acciaio prende poi la fresatrice da sotto, come mostrato in figura
La guida viene fatta scorrere grazie a due slitte laterali nella quali ci sono due carrelli montati su sfere. Nel mio caso ho utilizzato dei pezzi recuperati dalle slitte di montaggio dei server nei rack.
Nella figura qui di fianco si vede anche l’interruttore utilizzato per l’accensione e lo spegnimento, altro accessorio indispensabile del nostro banco
Per far si che l’interruttore funzioni, è necessario bloccare in posizione il pulsante presente nell’impugnatura della fresatrice.
Per fare questo ho utilizzato uno strettoio
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Con pochi pezzi di legno riusciamo a costruire uno strettoi molto preciso per incollare le cornici di quadri o ante.
Il disegno mostra il lavoro finale.
Il dispositivo è costituito da quattro bracci ugualiche verranno forati a distanze regolari per adattarsi a misure differenti. Per questo dobbiamo avere particolare attenzione nel realizzarli identici tra di loro. Un trapano a colonna rappresenta un valido aiuto.
Su questi bracci verranno assicurati quattro angoli. Sono questi che dovranno essere tagliati esattamente a 90 gradi. Prima del taglio pratichiamo un foro nel centro dell’angolo. Questo servirà per evitare che la colla che fuoriesce quando si stringe la morsa, si attacchi al morsetto stesso.
Infine ci servono due traversi che dovranno raccogliere due bracci ciascuno e saranno poi avvicinati tra loro tramite un vitone.
I molti fori e il vitone permettono di adattare la morsa a tutte le misure intermedie.
In alternativa ai bracci di legno autocostruiti si possono acquistare delle barre di acciaio forate (simili ai vecchi pezzi del meccano), in vendita per pochi centesimi nei brico. Questo garantisce precisione maggiore e tempi più rapidi di realizzazione.
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Spesso iniziano sfilacciandosi, a volte si spezzano improvvisamente, si arriva a dover sostituire la cinghia della tapparella.
Vediamo allora quali sono i passi da seguire, nella sequenza corretta, per rendere anche questo un lavoro da sbrigare in poco tempo.
Gli unici attrezzi necessarisono una scala e un cacciavite.
La prima cosa da fare è aprire il cassonetto. Solitamente si deve rimuovere un pannello frontale incastrato tenuto fermo da due gancini.
La tapparella va arrotolata completamente sul rullo. Se la corda è ancora intera, basta tirarla, in alternativa a arrotolata a mano.
Per lavorare comodi a questo punto si dovrebbe cercare di bloccare con qualcosa la tapparella, in modo che non si srotoli se la lasciamo.
La cinghia da sostituire è adesso tutta svolta. Tagliando il nodo che la blocca al rullo, va rimossa.
Si prende la cinghia nuova e si infila un suo capo nella ferritoia presente nella puleggia. Si fa un nodo.
Mantenendo la cinghia che si avvolgerà nel passacinghia, si lascia scendere lentamente la tapparella.
Quando questa è tutta giù si fa un altro giro con la cinghia in eccedenza e si infila l’estremità nella fessura del cassonetto.
Si passa ora all’avvolgitore. Con un cacciavite si estrae l’avvolgitore a molla. Il tamburo (il disco che gira) va fatto girare fino in fondo, caricando la molla.
Arrivato alla fine si aggancia l’estremità della cinghia alla sicura. Di solito è una molla dentata. Non va dimenticato di inserire la cinghia nella fessura.
Si reinserisce l’avvolgitore nel muro, si richiude il cassonetto e la tapparella funziona di nuovo.
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La fresatrice è un utensile che permette di ottenere bordi perfetti se utilizzato correttamente.
Diventa invece molto pericoloso quando non si guida per il verso giusto.
Far incontrare fresa e legno nella direzione sbagliata causa tagli imprecisi e ci fa perdere il controllo dello strumento.
La direzione giusta è quella che vede il tagliente della fresa andare contro il legno da fresare.
Questo significa che, secondo le schema riportato, normalmente si muove da sinistra verso destra. QuestoVale se stiamo fresando il bordo esterno di un pannello o di una cornice, o se lavoriamo un listello dalla parte più vicina a noi.
Per mantenere la stessa direzione quando lavoriamo all’interno di una finestra aperta in un pannello o all’interno di una cornice, la fresatrice va spostata in senso orario.
Quando la fresatrice è mantata capovolta su un banco fresa, la rotazione della fresa cambia, per alimentarla correttamente, il pezzo deve essere spostato da destra verso sinistra.
Se si sta fresando una scanalatura (per esempio la sede di una coda di rondine) non ha importanza la direzione, anche perchè non ha senso.
Se però la scanalatura deve essere ampliata con fresature successive, di deve seguire il verso giusto.
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Lo chiamano parquet flottante o “listone” perchè costituito da grosse piastrelle di legno con disegnate (o nobilitate) le mattonelle tipiche del parquet.
Si tratta di un lavoro da fare tranquillamente da soli essendo predisposto ad essere montato ad incastro.
Nei centri bricolage suggeriscono addirittura di non fissarle al pavimento, am per un lavoro impeccabile non possiamo lasciarle “flottanti”. Descriveremo qui la tecnica di assemblaggio completo.
Dopo aver acquistato il quantitativo giusto in termini di rivestimento, abbiamo bisogno del seghetto alternativo, di un martello, un metro e della colla.
Iniziamo a studiare come si incastrano le piastrelle. Sono dotate di incastri maschio e femmina sia nel verso lungo che in quello corto. Magari facciamo un paio di prove per prendere dimestichezza.
Si inizia dalla finestra e si procede verso la porta e si completa una linea lunga per volta. Con degli spessori ci assicuriamo di mantenere una distanza di un centimentro dal muro.
Colla sul pavimento con la spatola e piastrellone ben premuto. Si procede per tutta la riga fino a che non arriviamo a doverne tagliare uno. Se la stanza è rettangolare, questa è la misura che dovremo tagliare in tutte le file.
La fila successiva la iniziamo proprio con la piastrella tagliata. Le liste dovranno infatti essere depositate sfalsate tra di loro. Se per caso la lunghezza della stanza è un multiplo esatto dei listoni, ne tagliamo a metà e a linee alterne partiremo e finiremo con la mezza piastrella.
Le piastrelle vanno incastrate e avvicinate perfttamente aiutandoci con un martello e un blocchetto di legno. Negli incastri passiamo la colla vinilica per assicurare al meglio le liste.
L’ultima fila la dovremo realizzare con piatrelle tagliate per il lungo.
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Per avere un muro con impatto ben più profondo della classica tinta unita, si può ricorrere alla tecnica della spugnatura.
Spesso associata all’abilità di imbianchini professionisti, ma realizzabile tranquillamente anche senza essere addetti specializzati.
Vediamo insieme la tecnica da utilizzare per ottenere un buon lavoro.
Cosa serve
La tecnica
Si comincia con la preparazione dell’ambiente. Con il nastro di carta e i giornali vecchi si proteggono tutte le parti da non colorare: porte, finestre, soffitto e interruttori della luce.
Con il rullo dare le due mani di colore di fondo. La spugnatura rende molto bene se si scelgono due tinte differenti, così da dare un effetto bicolore. Le spugnature con il secondo colore non coprirano completamente la parete lasciando così visibile il fondo.
Dopo aver lasciato asciugare si procede con la seconda fase: la spugnatura.
Parliamo della spugna. Si possono utilizzare le costosissime spugne naturali oppure quelle sintetiche. Quelle sintetiche hanno solitamente una superficie regolare. Per renderla irregolare ed ottenere effetti più gradevoli, dobbiamo staccare dei pezzi di spugna a caso dalla superficie che utilizzeremo contro il muro.
Preparare la vernice della seconda tinta. Per questo diluire 1l di vernice con 1,5l di acqua e mescolare molto bene
Versare su un piatto di plastica un po’ di questa vernice. Prima di ogni volta in cui la verseremo, va rimescolata per bene.
Utilizzare il cartone per dare le prime tamponate in caso di eccesso di vernice. Partendo sempre dall’alto iniziare a dare dei colpetti di spugna sulla parete.
Per un effetto migliore è bene ruotare la spugna così da imprimere una timbratura casuale.
Si procede a zone, coprendole prima con spugnate rade per infittirle con una seconda passata.
Fare sempre molta attenzione a non strusciare la spugna.
Se si forma una goccia, nessun problema: un colpo di spugna e questa viene subito sistemata.
Anche se la spugna perde colore, non va reimmersa subito, ma solo quando è parecchio asciutta.
Per gli angoli e le zone vicine alle mascherature si possono utilizzare spugne o frammenti di spugna più piccoli.
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Il tintometro è quello strumento che utilizzano nei colorifici per replicare con esattezza un colore: dal campione al barattolo di vernice. Un servizio che viene offerto gratuitamente, ovvero compreso nel prezzo della pittura che acquistiamo.
Per i grossi lavori non ci sono controindicazioni ad avvalersi di tale servizio, ma per i piccoli lavori, quando la quantità di colore che ci serve è davvero limitata, non ci conviene riempirci la cantina di barattoli destinati a seccare.
Vediamo allora come ottenere in casa lo stesso risultato, cioè come costruire un tintometro. All’inizio sembra un metodo un po’ laborioso, ma si prende la mano molto velocemente.
Cosa serve
Per rilevare il colore dal campione abbiamo bisogno di uno scanner. In alternativa possiamo utilizzare una macchina fotografica digitale, ma con minori garanzie sul risultato.
Abbiamo poi bisogno di un software di grafica (io suggerisco GIMP, essendo gratuito) in grado di fornirci la scomposizione CMYK dei colori.
Se non partiamo da un campione, ma abbiamo già idea del colore che vogliamo realizzare, non ci serve lo scanner. Un esempio può essere la realizzazione di un colore RAL, di cui abbiamo verificato la scomposizione dei colori primari.
Per realizzare il colore voluto abbiamo bisogno della vernice da colorare bianca (smalto, pittura murale, tempera o qualsiasi altra cosa) e dei coloranti nei colori primari Ciano, Magenta, Giallo e Nero.
Questi coloranti sono reperibili in colorificio. Ce ne sono di molte marche e vanno bene tutti, a patto che siano disponibili i 4 colori citati.
Come funziona
Il procedimento è lo stesso utilizzato dalle stampanti a colori: per somma dei colori primari (quindi per sottrazione di luce) si ottengono i colori finali.
I valori della scmposizione CMYK li possiamo prendere come rapporti in volume (ml, gocce, litri, …).
Ma facciamo un paio di esempi che aiutano a chiarire meglio come procedere.
Partiamo da un colore semplice: il verde. Semplice perchè costituito da due soli colori primari. Se cerchiamo una tabella di conversione, il RAL 6018 (verde chiaro) ha una corrispondenza CMYK di 70 0 90 0
Otteniamo questo colore con 70 parti di Ciano per 90 di Giallo primario. In base a quanto colore dobbiamo fare, 7 gocce e 9 gocce, fino a 7 litri e 9 litri (… situazione esagerata, ma serve per rendere l’idea)
Per modellismo, probabilmente 7ml e 9ml, presi con una siringa per essere precisi possono andare bene.
Questo mix va aggiunto al bianco. Purtroppo la prima volta dobbiamo capire come i colori scelti sono coprenti, quindi facciamo due prove.
Ne prendiamo metà e lo mischiamo ad un volume x di bianco, e l’altra metà ad un volume 2x. Coloriamo e attendiamo l’asciugatura. Si misura con lo scanner e si calcola il volume corretto con una proporzione. Questo va fatto solo la prima volta: una volta che abbiamo capito quale percentuale di volume deve essere il colorante sul bianco, resta la stessa per tutti i mix che facciamo con la stessa marca di coloranti.
Come secondo esempio prendiamo il Porpora (RAL 3004). Questo corrisponde a 20 100 100 60, cioè abbiamo bisogno di tutti e 4 i colori primari.
Con lo stesso metodo si possono ottenere tuti i colori che desideriamo.
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I pannelli di tamburato offrono robustezza e precisione e vengono incontro alle esigenze di ampie dimensioni che non sono ottenibili con legno massello.
Oltre a queste caratteristiche meccaniche – fisiche, questi pannelli permettono di ottenere un ottimo rapporto prezzo/volume.
Di fatto si tratta di due pannelli sottili mantenuti a distanza uniforme, per costruire un pannello con spessore maggiore (qualche centimentro).
Gli utilizzi più comuni sono ante di armatdi e mensole, ma anche intere librerie quando lo spessore (spesso per ragioni estetiche) è alto.
La realizzazione pratica non presenta particolari difficoltà teoriche, vanno però tenuti presenti alcuni accorgimenti perchè il passaggio dalla teoria alla pratica ha successo quando si fa tesoro dell’esperienza (propria o altrui).
La teoria dice che il pannello si realizza con due pannelli esterni (detti pelli) incollati sulle due superfici di una struttura reticolare. Il reticolo è spesso realizzato con nido d’ape, una struttura di cartone pressato con trama esagonale.
Nella descrizione che propongo qui realizzeremo anche questo reticolo a mano con dei listelli.
I problemi più comuni da affrontare riguardano l’imbarcatura e l’incollaggio.
Per le pelli, i materiali più indicati sono il compensato e l’MDF. Il secondo è ideale se vogliamo realizzare una finitura con laccatura.
Il reticolo va realizzato con listelli tutti dello stesso spessore per garantire una distanza uniforme. Per evitare che col tempo si scollino i pannelli o si curvino i listelli, si suggerisce di effettuare tagli perpendicolari alle fibre ogni cinquanta centimetri. Questo non deve spaventare: il compito dei listelli è mantenere le distanze, la tenuta è garantita dalle pelli.
Il disegno del reticolo deve essere tale da non creare zone chiuse, ma un unica camera d’aria.
Vanno poi finiti i bordi. Per fare questo si può utilizzare il telaio del reticolo o incollare dei listelli per creare una cornice. è differente il risultato estetico, quindi la scelta dipende dal risultato finale desiderato.
Come si procede:
La prima cosa da fare è disegnare e realizzare il reticolo con dei listelli.
Si incolla su questo la prima pelle. Per evitare che la colla (vinilica) crei scivolamenti, si possono utilizzare dei chiodini che sporgono dai listelli.
Con una pressa autocostruita (un pannello più ampio di quello che stiamo realizzando e dei pesi sopra) si lascia asciugare.
Lo stesso incollaggio si effettua per la seconda pelle.
Il pannello è quasi pronto. Vanno poi rifiniti i lati. Per fare questo il pannello è stato realizzato più grande del necessario e con la sega circolare lo rifiniamo.
Se necessario si stuccail bordo e con il compressore e aerografo si pittura: vernice di fondo e smalto.
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Dopo un po’ di anni le ante del box doccia iniziano a scorrere a fatica, sembra quasi che si incastrino.
Se chiamiamo un idraulico ci viene spiegato che ormai il box doccia è vecchio e dobbiamo cambiarlo con uno nuovo.
Vero: è vecchio, ma non è il box doccia da sostituire, bensì i cuscinetti, quelle rotelle che permettono alle ante di scorrere nelle guide.
Si tratta di un lavoro di pochi minuti e pochissimi euro di spesa.
L’unico attrezzo che serve è un cacciavite. Vediamo come fare.
Dobbiamo per prima cosa sfilare l’anta. Solitamete c’è un fermo da rimuovere (dipende dal box doccia) che svincola l’uscita dell’anta.
Se non fosse possibile rimuovere l’anta (per esempio il fermo è fissato con il silicone) dobbiamo smontare un cuscinetto per volta.
Con i cuscinetti in mano ci rechiamo in una ferramenta e acquistiamo quello che di più simile hanno a disposizione. Non serve infatti che siano identici. Devono essere uguali le dimensioni dei perni e il diametro della rotella.
Anche se ce ne è uno solo rotto, meglio sostituirli tutti, soprattutto se non sono identici.
I cuscinetti sono solitamente fatti in due pezzi che si avvitano da una parte e dall’altra del vetro.
Si montano e si reinfila l’anta nei binari.
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Il barbecue è un la base per le grigliate in compagnia. Se possediamo un giardino, invece di acquistare un barbecue mobile, possiamo realizzarne uno con poco sforzo, creando esattamente quello che ci piace.
Si tratta di un braciere e una griglia che lo sovrasta, la struttura in mattoni ha solo la funzione di reggere e mantenere alla corretta distanza brace e gliglia.
Per la realizzazione abbiamo bisogno di acquistare il bracere e la griglia della stessa larghezza. Questa misura determinerà la misura del nostro bbq.
Cosa ci cserve
Come si fa
Si parte con la realizzazione della base. Si scava una buca nel terreno delle misure desiderate e si riempie di cemento. Dopo che questo è asciutto, abbiamo la base su cui costruire.
La struttura avrà un profilo a C, ma possiamo sbizzarrirci creando un nostro progetto personalizzato.
All’altezza del braciere dobbiamo sfasare i mattoni, in modo da costruire un supporto e lo stesso per la griglia.
Se vogliamo, di fianco possiamo realizzare un piano di appoggio e sotto il braciere possiamo chiudere e realizzare uno sportello in modo da ottenere un piccolo fornetto.
Per la posa dei mattoni manteniamo una posizione sfasata come con il lego (il famoso gioco dei mattoncini) e depositiamo cemento tra ogni strato.
Alla fine possiamo decorare o intonacare come vogliamo.
Buon appetito!
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